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ODISSEA NELLO SPAZIO MONDIALISTA

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Sea-Watch 3 captain Carola Rackete on board the vessel at sea in the Mediterranean, 27 June 2019. Sea-Watch3 captain Carola Rackete told journalists Thursday that she had been promised "a rapid solution" for the 42 desperate migrants on board the Dutch-flagged German GO run rescue ship standing one mile off Lampedusa. ANSA/MATTEO GUIDELLI

La Comandante Carola disobbedisce alla legge in nome di un ideale più alto. Quello dell’economia ormai spoliticizzata che travolge gli Stati e le loro leggi, che non vuole vedere confini e radicamento ma solo nuovi schiavi meticci, sradicati e confusi, violenti e deportati

 Ed ecco a voi il capolavoro mediatico prodotto dalla classe dominante cosmopolitica, in onda a puntate su tutti gli schermi occidentali e non solo, a metà tra fiction e film d’avventura, celebrazione eroica e Isola dei famosi

Sì, perché in questo copione di famosi ve ne sono davvero tanti: la capitana, i politici saliti a bordo per prendere il sole dei flash fotografici, e non ultimi i giovani africani, corpi scultorei e cellulari alla mano

Personaggi ed interpreti

I politici. A bordo della Sea Watch anche gli esponenti delle sinistre fuxia traditrici del popolo italiano, espressione del padronato cosmopolitico, della destra liberale del danaro e della finanza, che mira a deportare schiavi dall’Africa per sfruttarli nei circuiti della reificazione capitalistica, conducendo così la lotta di classe dall’alto e generando conflittualità tra gli ultimi. Questa è la sinistra odierna, fedele alleata del finanzcapitalismo sans frontieres, che condanna chiunque cerchi di resistere ai processi di deportazione di massa, che fornisce il quadro di legittimazione al rapporto di forza egemonico, che taccia di razzismo chiunque osi opporsi a tale deportazione nobilitandola con false categorie rovesciate.

E’ la sinistra che chiama, orwellianamente, accoglienza e integrazione quella che è deportazione neoschiavistica ovvero neocolonialismo 3.0 , che non deporta più in catene e non va nemmeno più a sfruttare in loco, ma “accoglie” suadentemente promettendo ricchezza facile, previa orchestrata destabilizzazione di intere aree, nelle quali a soffrire degli effetti della guerra resterebbero paradossalmente solo donne, anziani e bambini

I migranti, giovani prevalentemente maschi, che vengono sradicati dalle loro terre secondo un disegno che non è certo volto ad integrarli ma a disintegrare i non ancora migranti, non a rendere i migranti cittadini ma rendere i cittadini come i migranti, sradicati e senza diritti, con erranza permanente e condannati alla “libera” circolazione. Il capitale cosmopolita ci vuole tutti migranti e senza patria

La capitana; ed eccola la protagonista, perfetta nel suo genere. Giovane, perché il cinema ha bisogno di volti nuovi e freschi, canottiera nera e capelli acconciati con rasta, come nella miglior tradizione dei centri sociali “okkupati”, intrepida e novella Sigourney Weaver, essa conduce la sua navicella da 600 tonellate per gli spazi desovranizzati del Mediterraneo, determinata ad attraccare nel porto del Paese di Bengodi, dove uno stuolo di ruspanti e barbari indigeni, capeggiati dal Ministro della cattiveria, tentano di far rispettare le loro patetiche ed obsolete leggi democratiche per difendere i loro confini, che essi incivili reputano addirittura sacri.

Confini! Ecco la parola incriminata. La Capitana opera per il mondialismo che non vuole più confini, che vuole solo la creazione di un piano liscio e piatto, ove merci e persone – anch’esse ridotte a merci – possano liberamente circolare senza limiti, per uno sfruttamento illimitato, che non può dispiegarsi appieno senza aver prima distrutto lo Stato sovrano nazionale e l’identità culturale dei popoli, in modo che quello del migrante, senza diritti e senza patria, possa configurare ben presto il nuovo profilo antropologico, quello appunto dell’homo migrans. Il fenomeno migratorio non ha nulla a che vedere col vecchio movimento dell’emigrazione ed immigrazione: esso infatti aveva un verso ed un fine, quello dello spostamento regolamentato e volto ad una nuova territorializzazione, quando invece la migrazione non ha né verso né fine, ma costituisce unicamente la condanna dei nuovi schiavi cosmopoliti all’erranza planetaria.

E la nostra Comandante interpreta in modo magistrale e legittima questo ruolo. Novella Caronte, essa sfida il pelago procelloso intrepidamente e caparbiamente diretta verso l’Italia. Ed ecco subitaneamente tutto il coro mediatico degli aedi di regime celebrarla ed innalzarla ad eroina dei nostri giorni, colei che “divide l’opinione pubblica”, colei che disobbedisce alla legge in nome di un ideale più alto. Quale? Ma quello dell’economia ormai spoliticizzata che travolge gli Stati e le loro leggi, che non vuole vedere confini e radicamento ma solo nuovi schiavi meticci, sradicati e confusi, violenti e deportati, disposti a tutto pur di avere l’iPhone e la Nike, e tutto l’annesso corollario che l’artista Bello Figo ci illustra, magnificamente trasposto in parole e musica. “Siamo tutti migranti” ripete ossessivamente il mantra del mainstream politicamente corretto, infatti migrazione e delocalizzazione sono le due leve attraverso le quali il nuovo finanzcapitalismo apolide sta conquistando il mondo, sta abbattendo i diritti sociali e riducendo il lavoro umano a merce di poco valore, sta distruggendo il ceto medio, si sta arricchendo a dismisura a fronte della formazione di una massa di diseredati senza identità e senza futuro, senza più memoria delle antiche conquiste sociali, in perenne conflitto tra loro: la massa del precariato.

E la nostra Carola naviga, rasta al vento, e nulla la può fermare, così ci racconta lo storytelling del grande regista occulto di questo che, ben lungi dall’essere d’avventura, è un film dell’orrore.

Carola inoltre è femmina, dato che la pone in situazione di vantaggio nella narrazione del politicamente corretto.

Carola è giovane, certamente il volto rugoso di un vecchio non avrebbe sortito lo stesso effetto mediatico, in una società gerontofoba come quella odierna, dove vige il dovere di essere giovani e lavorare tutti fino alla bara, sempre attivi e pronti per la prova costume.

Carola sfida le regole, infatti il liberismo suadente, il capitalismo lasco, non vuole né confini né regole; le regole sono espressione della volontà popolare che all’interno dello Stato sovrano nazionale si esprime mediante una forma di governo che si chiama democrazia, che ha radici lontane e che oggi è particolarmente invisa alla nuova classe dominante; il voto può essere infatti ancora tollerato solo ove il suo responso corrisponda ai desiderata dei dominanti, altrimenti saranno i mercati a punire questi disobbedienti della scheda elettorale, questi retrogradi e conservatori che non sanno apprezzare le cosiddette “chances” della globalizzazione e il radioso futuro che essa sta già disegnando nella miseria e disoccupazione, nel degrado delle nostre città in mano a mafie straniere, tra esercizi chiusi e paura di circolare nelle “no go zone” in certi orari.

Ma la Comandante sfonda il confine, entra nelle acque territoriali, non rispetta le leggi forte della Ong che la finanzia e le copre le spalle, e non la si può arrestare! Ma perché? Perché vi sono delle leggi, e queste sì che non si possono trasgredire, nel labirinto degli accordi e trattati vari, che non lo consentono

E invece no!

Oggi la Comandante è stata arrestata e la Sea Watch sequestrata. Ma, colpo di scena, non è stata arrestata per aver violato le leggi dello Stato italiano, bensì per aver addirittura cercato di schiacciare contro la banchina del porto una motovedetta della Guardia di Finanza che le aveva intimato l’alt.

Ma non finisce qui, è solo il termine del primo tempo, le luci si accendono in sala, si va a fare pipì e a prendere i pop corn, veloci, che tra poco inizia il secondo tempo

Che film però!

E ora silenzio, si abbassano le luci e va in scena il secondo tempo di questo che purtroppo, anche se la regia è diabolicamente orchestrata, non è un film bensì la deportazione via mare di schiavi africani a beneficio del padronato cosmopolitico

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